La Germania c’ha dato uno schiaffo, cerchiamo di restituirglielo

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La Germania c’ha dato uno schiaffo, cerchiamo di restituirglielo

Solo gli sprovveduti possono pensare che nell’odierna, gravissima e senza precedenti, crisi politico-istituzionale italiana non ci sia lo zampino della Germania. La querelle intorno al nome di Paolo Savona, autorevole, moderato e tranquillo studioso di economia, ha qualcosa di realmente (e insopportabilmente) strumentale. Savona ha ricevuto il veto, insuperabile,  del capo dello Stato, Sergio Mattarella, solo per i giudizi politicamente scorretti espressi qualche anno fa nei confronti degli “alleati” tedeschi in fatto di gestione dell’euro.

C’è sicuramente, in questa tracotante opposizione germanica  alla libertà politica italiana, qualcosa di strettamente nazionalistico (con buona pace del cosmopolitico spirito europeo, tanto difeso dai tedeschi). Ma c’è anche una filosofia politico-economica radicalmente opposta a quella italiana, quella filosofia di cui Paolo Savona, appunto, è stato coerente sostenitore. Faceva paura, Savona, non perché fosse  un “estremista” e un “sovversivo”: al contrario, faceva paura proprio perché era un moderato, proprio perché dimostrava, dati alla mano, che la costruzione europea faceva solo gli interessi  della Germania e dei suoi satelliti, non certo degli altri popoli continentali.  Hanno fatto paura anche le aperture di credito del Wall Street Journal e di Bloomerg alla proposta della flat tax che era uno dei punti qualificanti del nuovo governo che il Quirinale ha voluto far abortire.

Non sappiano dire, a questo punto, come finirà, Certo è che il presidente Mattarella s’è assunto una responsabilità gravissima ponendo il veto alla scelta delle forze espresse dalla maggioranza dell’elettorato italiano. Allo stato dei fatti, la richiesta di impeachment che parte da FdI e M5S è tutt’altro che arbitraria o propagantistica, ma seria e fondata.

In questi giorni, mentre il “governo del cambiamento” sembrava a portata di mano, girava sul web l’ipotesi di un minibond con l’immagine di Tardelli che esulta subito dopo il 2 a 0 inflitto alla Nazionale tedesca alla finale del Mundial di Spagna del 1982. I minibond, proposti dell’economista leghista Claudio Borghi, non sono altro che alternative  possibili all’egemonia dell’euro stabilita dai tedeschi. Nel primo tempo di questo ennesimo derby politico, l’Italia ha ricevuto uno schiaffo, complice Mattarella. Ma il campionato non è finito. Prepariamoci a restituire lo schiaffo ai nostri “alleati” tedeschi.

Via Secolo d’Italia

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