7 Luglio 1945 – La strage partigiana di Schio

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La strage di Schio: due mesi dopo la fine della guerra, un gruppo di ex partigiani rossi della Brigata Ateo Garemi  irrompono nel carcere mandamentale di Schio, in provincia di Vicenza, massacrando 99 civili.

LE VITTIME PER LA MAGGIOR PARTE DIPENDENTI DEL LANIFICIO ROSSI, NON ERANO ISCRITTE ALLA R.S.I.. AMMASSATE IN UNO STANZONE DEL CARCERE DI SCHIO FURONO CRIVELLATE DA RAFFICHE DI MITRA, TANTO CHE IL SANGUE SPRIZZO’ FINO AL SOFFITTO E FORMO’ SUL PAVIMENTO UNA POLTIGLIA RACCAPRICCIANTE. L’ORRORE DI UNA MATTANZA TANTO DISUMANA FECE PRONUNCIARE AL GEN. AMERICANO DUNLOP, GOVERNATORE MILITARE ALLEATO NEL VENETO, QUESTE PAROLE DI ESECRAZIONE :
“MAI PRIMA D’ ORA IL BUON NOME DELL’ ITALIA E’ CADUTO TANTO IN BASSO NELLA MIA STIMA”
I tre processi
 
Il governo militare alleato affidò le indagini agli investigatori John Valentino e Therton Snyder. In due mesi di indagini questi identificarono quindici dei presunti autori della strage, otto di questi ripararono in Jugoslavia prima dell’arresto, sette vennero arrestati. Il processo istituito dalle autorità militari alleate si svolse nell’autunno del 1945. La Corte militare alleata, presieduta dal colonnello americano Beherens, assolse due degli imputati presenti e condannò gli altri cinque, tre di essi furono condannati a morte, due furono condannati all’ergastolo, altri tre imputati furono condannati in contumacia a ventiquattro e a dodici anni di reclusione (le condanne a morte verranno commutate nel carcere a vita dal capo del governo militare alleato, il contrammiraglio Ellery Stone).
Furono emesse queste condanne:
Valentino Bortoloso, condannato a morte.
Renzo Franceschini, condannato a morte.
Antonio Fochesato, condannato a morte.
Gaetano Canova, condannato all,’ergastolo.
Aldo Santacaterina, condannato all’ergastolo.
La pena effettivamente scontata dai cinque condannati presenti al processo fu tra i 10 e i 12 anni.
 
Altri autori dell’eccidio furono individuati successivamente e fu istruito un secondo processo, condotto da una corte italiana. Il secondo processo si tenne a Milano, la sentenza fu emessa dalla Corte d’Assise di Milano, il 13 novembre del 1952, con otto condanne all’ergastolo.
Tuttavia uno solo sarà presente, gli altri sette erano fuggiti nei paesi dell’est dove trovarono protezione (come molti altri criminali autori di stragi):
Ruggero Maltauro, restituito dalla Yugoslavia dopo la rottura con il Comintern, condannato all’ergastolo, ma non sconterà tutta la pena.
 
Nel 1956, undici anni dopo l’Eccidio, si tenne a Vicenza un terzo processo. Erano da accertare due fatti, le eventuali responabilità del ritardo a dare esecuzione all’ordine di scarcerazione di una parte dei detenuti, emesso a Vicenza e trasmesso per competenza a Schio, ma non eseguito, e l’individuazione della catena gerarchica da cui era partito l’ordine di eseguire la strage.
Si trattava di individuare eventuali responsabilità nel ritardo dell’esecuzione dell’ordine di scarcerazione, ritard costato la vita a varie persone, e individuare i mandanti della strage, indicati dal Maltauro, alla corte d’Assise di Vicenza.
Erano imputati Pietro Bolognesi, segretario comunale e Gastone Sterchele, ex vicecomandante della Martiri della Val Leogra.
Sterchele fu assolto con formula piena, Bolognesi per insufficienza di prove; in appello fu anch’egli assolto per non aver commesso il fatto.
L’identità dei mandanti della strage risulta tuttora ignota. L’eccidio di Schio rimane uno dei misteri d’Italia.