UE: gestione rifiuti, sostituire al modello “usa e getta” il principio “riusiamo/ripariamo”

UE: gestione rifiuti, sostituire al modello “usa e getta” il principio “riusiamo/ripariamo”

6 Settembre 2018 0 Di IlGattoRandagio

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Dall’economia lineare a quella circolare, l’Unione europea inverte la rotta

Un numero di Ecoscienza dedicato all’economia circolare, un cambiamento epocale ineludibile. Il redazionale di apertura e l’indice degli articoli pubblicati.

Il modello di economia lineare, che dalle materie prime realizza prodotti che una volta consumati producono rifiuti, non è più sostenibile – oggi usiamo una volta e mezzo le risorse che il pianeta è in grado di rigenerare – e si è rivelato una della principali cause di inquinamento ambientale.

Invertire la rotta è possibile e, soprattutto, ineludibile. Le risorse limitate, la crescita demografica, la richiesta crescente di materie prime, spesso importate da paesi politicamente instabili, impongono il passaggio all’economia circolare. Con le nuove norme approvate lo scorso aprile dal Parlamento europeo, che gli stati membri dovranno recepire entro due anni, la Ue investe questa direzione. Ogni anno, nell’Unione si generano complessivamente 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti (circa 5 tonnellate pro capite), il 10% dei quali è costituito da rifiuti urbani. E dai rifiuti urbani prendono l’avvio le direttive per il cambiamento che Strasburgo ha approvato a larga maggioranza.

Per raggiungere l’ambizioso traguardo di ridurre, da un lato, la richiesta di risorse e, dall’altro, l’immissione di gas serra e la generazione di rifiuti, occorre “chiudere il cerchio”: con un quadro legislativo univoco e condiviso, il vecchio continente, povero di materie prime ma ricco di competenze e tecnologie, intende sostituire al modello “usa e getta” il principio “riusiamo/ripariamo”, in grado di tradurre i costi della transizione in vantaggi ambientali ed economici immediati e futuri.

Le innovazioni produttive richieste dall’ecodesign estendono il ciclo di vita dei prodotti, richiedono nuove competenze e aumentano la competitività delle imprese; il riuso e il riciclo consentono di convertire in materia prima di un prodotto lo scarto di un altro; l’ottimizzazione nell’uso delle risorse riduce i costi e le emissioni di CO2: grandi sfide e altrettanto grandi opportunità di innovazione e crescita. Vai al redazionale su Ecoscienza >

Il nuovo pacchetto Ue sull´economia circolare
Rita Michelon

Obiettivi e nuovi scenari per un´Europa competitiva
Simona Bonafè

Le nuove direttive, punto di partenza per il domani
Piernicola Pedicini

Come misurare lo sviluppo e l´economia circolare?
A cura di Elisa Bonazzi

Lubiana, case history della Capitale verde europea 2016
Zala Strojin Bozic

Il mondo industriale e le nuove norme ecodesign
Marco Ravazzolo

Rifiuti da imballaggio, il riciclo oggi e domani
A cura di Conai

Emilia-Romagna, la svolta green è già in atto
Paola Gazzolo

Le tecnologie digitali contro la plastica
Alberto Bellini

Vai a Ecoscienza 3/2018 

Il pacchetto UE sull’economia circolare

L’approvazione da parte del Parlamento europeo delle norme sulla gestione dei rifiuti apre la strada alla transizione veriso il nuovo modello economico, di “chiusura del cerchio”. Grandi sono le opportunità e importanti sfide per gli stati membri che hanno due anni di tempo per recepire le direttive. Alcuni contributi dalla rivista Ecoscienza 3/2018.

Il 18 aprile scorso, il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo ha approvato a larghissima maggioranza (580 sì su 661 votanti) il pacchetto sull’economia circolare.

Le nuove norme aggiornano i testi delle direttive su riciclo dei rifiuti solidi urbani, imballaggi, rifiuti da batterie, componenti elettriche ed elettroniche e infine discariche. I principi base sono: in primo luogo, prevenire la creazione dei rifiuti, riparare e riciclare i prodotti; infine, recupero energetico attraverso i termovalorizzatori. Il conferimento in discarica è l’extrema ratio: entro il 2035 non dovrà superare il 10% del totale dei rifiuti.

Tutti gli stati membri hanno due anni di tempo per recepire la direttiva quadro, che prevede di riciclare almeno il 55% dei rifiuti urbani domestici e commerciali entro il 2025, per arrivare al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. L’obiettivo per gli imballaggi è di riciclarne il 65% entro il 2025, per arrivare al 70% entro il 2030, con percentuali specifiche per i diversi materiali.

In linea con gli obiettivi Onu per lo Sviluppo sostenibile, il pacchetto prevede anche la riduzione degli sprechi alimentari: -30% entro il 2025 e -50% entro il 2030.

In un articolo su Ecoscienza 3/2018, Rita Michelon (Arpae) illustra in dettaglio le misure previste, mettendo in luce le opportunità e le sfide proposte, mentre Elisa Bonazzi, sempre di Arpae, fornisce alcune indicazioni tecniche su come misurare lo sviluppo e l’economia circolare, utilizzando la metrica data dalla contabilità ambientale.

Simona Bonafè, eurodeputata, membro della Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi), competente per le politiche ambientali e lo sviluppo sostenibile  livello europeo, relatrice ufficiale al Parlamento europeo delle direttive sull’economia circolare, in un articolo su Ecoscienza n.3/2018 illustra le novità del pacchetto.