UniCredit Services. I problemi son sempre gli stessi….

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Unicredit Snervices

Nel comunicato “UBISTRATTATI” del 3 aprile scorso abbiamo illustrato gli effetti del pressapochismo con cui l’Azienda gestisce il nostro Polo di Roma. L’Azienda che, va detto, non è rimasta insensibile al nostro comunicato e ha posto subito riparo alla imbarazzante situazione, affrettandosi a cambiare nome in modo da evitare ulteriori sarcastici giochi di parole. Non più Ubis-trattati quindi, ma Unicredit Servi-ces, a conferma di quanto avevamo compreso da tempo e non avevamo il coraggio di ammettere apertamente.

In quel comunicato denunciavamo l’inspiegabile blocco del Flexible Working, i colli di bottiglia dei Focal Point, il pasticciaccio brutto del Corporate. Poi nella prima decade di maggio abbiamo ascoltato direttamente da voi, nelle assemblee delle semestrali, le notizie fresche da chi sta sul pezzo. E il museo degli errori si è arricchito di organici sottodimensionati, reperibilità selvaggia, formazione fatiscente.

Abbiamo trascritto il tutto in una relazione dettagliata e l’abbiamo consegnata all’Azienda a giugno. Pensavamo di avere un riscontro immediato perché, pensa un po’, credevamo che a Unicredit Services interessasse ciò che non funziona in Unicredit Services. Invece nulla, fino all’11 settembre scorso in cui l’Azienda ci ha convocato.

In quella sede, finalmente, l’Azienda non ha fatto muro ma si è dimostrata estremamente elastica, riuscendo a scansare tutte le nostre e le vostre domande con l’agilità di un supereroe che esce dal fuoco incrociato senza un graffio.




Un supereroe pacifista che non spara cartucce ma qualcos’altro. E che non esita, alle strette, ad evocare come un mantra il “Piano Città di Roma” che, visti i tempi geologici con cui attendiamo il flexible working, va inteso come “Piano, città di Roma”.

Insomma un meccanismo inesorabile che rimanda, evita, minimizza, sublima. Una instancabile macchina sparapalle, naturalmente nel senso letterale, di quelle usate per i tennisti per intenderci.

Sempre in quella sede abbiamo chiesto riscontro all’Azienda della nostra lettera del 7 giugno 2018 con la quale contestavamo la riduzione del premio Una Tantum di produttività esercizio 2017 per i colleghi con permessi legge 104. Il silenzio è stato imbarazzante.

In data 13 aprile 2018 è stato firmato con l’Azienda un accordo (nuove misure per la promozione della conciliazione fra vita professionale e vita privata) con il quale per esempio, per dare sostegno a chi si trova in difficoltà in determinati momenti della vita, è possibile convertire il premio di produttività relativo all’esercizio del 2018 in erogazione nel 2019, in giornate fino a un massimo di 5 (Welfare day); peccato che il premio da convertire sarà diminuito delle giornate di 104 fruite perché sei in uno stato di bisogno.

Non si capisce, tra l’altro, perché non si possa prendere esempio da qualche concorrente che abbattendo l’IVA infragruppo ha raggiunto ingenti risparmi (si parla di milioni di euro) reinternalizzando la propria società di servizi… Si ha forse paura di creare duplicazioni negli organigrammi o si vuole avere le mani più libere per operazioni di cessione selvagge o future esternalizzazioni?




Che dire? In questa azienda si è tutto ribaltato. Il Personale che ti dice di andare in ferie. I cavalli da corsa che devono lasciare spazio agli asini. I lavoratori del più grande centro urbano a cui viene impedito di lavorare un giorno da casa.

E adesso un sindacato che rimprovera l’azienda di assenteismo. C’è da rischiare l’esaurimento. Da Ubistrattati a Unicredit Snervices: ma non cambiate nome anche stavolta.

 

le RR.SS.AA di UBIS – Polo di Roma

Roma 20/9/2018